
Una telefonata di due ore e cinque minuti.
Me le ha dette tutte. TUTTE. Tutte quelle cose che avrei dovuto sentire negli ultimi 5 anni, mentre ero impegnata a vivere la mia vita come se fossi qualche romatica e spensierata ereditiera col futuro assicurato.
Che non sto facendo niente della mia vita.
Che sono stata solo una continua uscita economica.
Che qualche soddisfazione non dispiace a nessuno, in cambio della fiducia e del denaro che mi viene assicurato.
Che frequentarmi con ventenni non vuol dire che io abbia ancora ventun anni.
Che pensare di aver fatto il mio dovere laureandomi prima di qualcun altro, quando poi mi faccio mantenere in un’altra città pagando due anni di tasse senza aprire un libro equivale a chi ancora non si laurea. E magari lavora. E magari fa altro.
Che cambiare nazione per sei mesi tramite l’università, senza dare un esame, tanto valeva vivere all’estero dove volevo per sei mesi ma almeno senza rimpinguare le casse della facoltà.
Che aiutare gente ad andare avanti, più avanti di me, quando in fin dei conti non mi è valso assolutamente a nulla, significa solo che ora loro vivono beatamente la loro vita e la loro carriera, mentre io mi ritrovo in mano un pugno di mosche.
Che non sono depressa. Sono solo PIGRA.
Che vivere la mia vita davanti al computer e davanti a un caffè con gli amici non è la vita vera.
(Nel frattempo quella testa di cazzo di Lexotan ride come un’idiota di qualche cazzata nel divano di fronte al mio, sicuramente domandandosi checcazzo stia facendo al suddetto computer. Ti piacerebbe eh? Fottiti.)
Che piangere perchè la goccia che fa traboccare il vaso è che una depressa cronica che ho cercato di assecondare per sei mesi, e che adesso per qualche bizzarro motivo non ha neanche la faccia di dire “come è andata” è la cosa più stupida che sia mai stata detta, poichè per fortuna o purtroppo ho molti, molti problemi personali molto più seri.
Gran finale.
Che se al prossimo appello non muovo il culo si torna a casa. A casa. E non sarà piacevole. E forse era il caso che lo facessi prima.
Che è ora di diventare egoista, col significato più letterale possibile, perchè piangersi addosso perchè non riesco a fare le cose che nemmeno mi impegno di fare, è totalmente privo di senso.
(No, dai Lexos, apri ancora bocca su dove devo andare a fare le fotocopie, ti sto proprio dando retta. Sìsì.)
Quindi.
Trenta Marzo 2009.
Da oggi, resto del mondo, in bocca al lupo.
